Radici oleandro

Radici oleandro

Domanda : radici oleandro

Nella buca che aveva contenuto un oleandro, quindi con molti residui tossici di radici di oleandro, posso piantare una pianta di limoni? o corro il rischio che la produzione dei limoni sia tossica a sua volta?


Radici oleandro: Risposta : radici oleandro

Buongiorno Piero e benvenuto nella rubrica dell'esperto di il nostro sito web. L'oleandro (Nerium oleander) è una bellissima pianta diffusissima nell'ambiente mediterraneo. Particolarmente rustica, è un arbusto sempreverde che cresce rapidamente e viene spesso utilizzato per delimitare strade, rotonde e ringhiere di cinta. Specie a fioritura estiva-autunnale, non teme la siccità e non ha esigenze per quanto riguarda la tipologia di terreno a patto che la zona di coltura non sia eccessivamente umida e soggetta a ristagni idrici.

Oltre ad essere famoso per le sue qualità di pianta ornamentale, l'oleandro è conosciuto sin dall'antichità per le sue proprietà tossiche. Ogni parte della pianta infatti (persino i semi) se ingerita in quantità elevate può causare delle serie reazioni nell'organismo.

Per quanto riguarda la sua domanda ovvero se i residui tossici dell'oleandro in una buca possano o meno intossicare anche la produzione di limoni originata dalla pianta messa a dimora successivamente in quella buca ci sentiamo di escludere a priori quest'ipotesi. La tossicità dell'oleandro è dovuta a degli alcaloidi che la pianta produce che possono essere inquadrati come una sorta di strategia difensiva che la stessa utilizza contro gli animali erbivori. Il limone non è in grado per questioni genetiche di sintetizzare una sostanza simile a quella prodotta dall'oleandro ed inoltre i residui che l'oleandro lascerà nella buca andranno incontro a decomposizione col passare del tempo.

Il limone dal canto suo ha utilizzato una strategia di auto-protezione diversa rispetto all'oleandro, ovvero quella di avere rami dotati di spine in grado di dissuadere gli erbivori dall'intenzione di cibarsi di questa pianta.



La magia di una siepe di oleandro, pianta ornamentale dai bellissimi fiori

L’oleandro è una siepe ornamentale comune nel nostro Paese. Siamo abituati a vedere la classica siepe di oleandro nella sua piena fioritura in estate nei luoghi di villeggiatura ad adornare strade e ville. E’ una pianta bella, resistente e facile da curare ma sapevate che è una pianta velenosissima?


Alcune precauzioni per la sua coltivazione

L’oleandro, capace di svilupparsi da una talea semilegnosa, è in grado di moltiplicarsi e raggiungere un’ altezza di 3 o 4 metri pure con poca acqua a disposizione. Le uniche accortezze necessarie sono legate al suo contenuto di alcaloidi che può risultare velenoso, specie per gli animali. È dunque necessaria massima premura nel maneggiarlo, utilizzando sempre guanti e lavando le mani. Va evitata perfino la bruciatura dei resti della potatura, le cui esalazioni sono pericolose. Proprio perché pericolosa, è sempre meglio affidarsi ad un esperto giardiniere ed evitare così spiacevoli situazioni. Potete richiedere un preventivo comodamente dal nostro sito.

Cespugli fioriti e allegri per ogni giardino

La talea di oleandro rappresenta il modo più semplice e felice per far riprodurre questa pianta dalle origini antiche. Secondo molti, l’oleandro nasce in Asia e nelle zone mediterranee dove prolifera rigoglioso in ogni condizione climatica. Gli oleandri caratterizzano i paesaggi dei posti di mare , in luoghi, quindi, bene esposti al sole e con un’umidità costante. Eppure gli oleandri sono anche le piante delle autostrade dove ingentiliscono gli spartitraffico con i loro fiori vivaci e vistosi.

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Oleandro: una pianta straordinaria dalle mille sfumature

Oleandro per il vostro giardino

Concludiamo la nostra carrellata di immagini con quest’ultima proposta. Se avete scelto di coltivare questa pianta nel vostro giardino, sappiate che sicuramente sarà in grado di regalare tanto colore e una profumazione intensa. Non esitate a visionare altri nostri articolo nella ricerca delle piante perfette per il vostro outdoor.


Senza farfalle e senza semi di calore

Come seconda premessa per la crescita di capsule riccamente riempite, sono necessarie molte ore di sole alle alte temperature estive. Dopo il successo della fecondazione, i baccelli coltivati ​​nel luppolo si sviluppano dai due carpelli. Al contrario, solo i semi alati maturano effettivamente durante un'estate lunga e soleggiata. Poiché i cambiamenti climatici ci hanno portato condizioni mediterranee, quindi anche i giardinieri oleandri locali possono sperare nella propria raccolta di semi.


Radici oleandro - giardino

Mazza di San Giuseppe: dai Vangeli Apocrifi secondo i quali i pretendenti della Vergine Maria dovettero deporre sull'altare una verga quella portata da San Giuseppe, fatta di oleandro, germogliò appena deposta, facendo ricadere su di lui la scelta.
Le sue origini sono incerte si ritiene sia originario dell’Asia ed è attualmente presente dalla fascia temperata calda dal Giappone al bacino del Mediterraneo. Nel nostro Paese si trova, spontaneo, dai litorali (in associazione con Tamerice, Ontano e Vitex Agnus Cactus – Macchia ad oleandro e agno casto) fino alle zone interne fino a circa 1000 metri di altitudine. Solo in Sardegna fra il Supramonte di Orgosolo e quello di Urzulei è possibile trovarlo ad un’altitudine superiore in associazione con Vitex Agnus Cactus.
Per la sua diffusione l’Oleandro è pianta comune dai tempi dei tempi ed ha sempre colpito l’immaginazione collettiva. E’ spesso cantata in poesie (L’Oleandro – D’Annunzio - E chi recise all'oleandro un ramo? Piccolo stagno – Garcia Lorca – Mi specchiai nei tuoi occhi pensando all’anima tua. Oleandro bianco ), inserita in canzoni (Celentano: Cerco un po' d'Africa in giardino, tra l’oleandro e il baobab) e assurta a oggetto di metafora di vita (Nel film Il pesce innamorato di Leonardo Pieraccioni).

La pianta è tossica per qualsiasi specie animale (occorre evitare persino di inalare il fumo prodotto dalla combustione dei residui della potatura). Provoca tachicardia con aumento della frequenza respiratoria a causa del contenuto di oleandrina e nerioside, due glucosidi cardiaci particolarmente dannosi a livello respiratorio, gastrointestinale e cardiaco.
Si narra, a tale proposito, che alcuni soldati napoleonici che ne usarono i rami a mo’ di spiedo per arrostire le carni durante le campagne militari morissero avvelenati e che un tempo l’infuso di Oleandro fosse usato, con esitino spesso tragici, nelle pratiche abortive.
Sembra, inoltre, sia di moda in Sri Lanka uscire di casa stressati e ingoiare un seme di oleandro giallo (Thevetia peruviana). Vandana Shiva, fisica e economista indiana ed uno tra i massimi esperti internazionali di ecologia sociale, racconta che gli agricoltori indiani che si trovano nell’impossibilità di far fronte ai propri debiti, si suicidino in questo modo. Basta un seme di oleandro giallo, infatti, a interrompere il battito cardiaco.
Questo aspetto negativo della pianta è stato utilizzato anche nella narrativa e nelle varie trasposizioni cinematografiche Nel film White Oleanden (con Michelle Pfeiffer e Renéè Zellweger) l’arma del delitto è un veleno estratto dall’oleandro.
Sicuramente per quanto precede, nel linguaggio dei fiori l’Oleandro significa diffidenza e morte e non viene consigliato di farne dono.

L'oleandro ha un portamento arbustivo, con fusti generalmente poco ramificati che partono dalla ceppaia, dapprima eretti, poi arcuati verso l'esterno. I rami giovani sono verdi e glabri. I fusti e i rami vecchi hanno una corteccia di colore grigiastro.
Le foglie sono glabre e coriacee, disposte a verticilli di 2-3, brevemente picciolate, con margine intero e nervatura centrale robusta e prominente. La lamina è lanceolata, acuta all'apice, larga 1-2 cm e lunga 10-14 cm.
I fiori sono grandi e vistosi, a simmetria raggiata, disposti in cime terminali. Il calice è diviso in cinque lobi lanceolati, di colore roseo o bianco nelle forme spontanee. La corolla è tubulosa e poi suddivisa in 5 lobi, di colore variabile dal bianco al rosa al rosso carminio. Le varietà coltivate sono a fiore doppio. L' androceo è formato da 5 stami, con filamenti saldati al tubo corollino. ‘ovario è supero, formato da due carpelli pluriovulari. La fioritura è abbondante e scalare, ha inizio nei mesi di aprile o maggio e si protrae per tutta l'estate fino all'autunno.
E’ utile sottolineare che mentre il fiore semplice cade all’appassimento, il fiore doppio resta sulla pianta anche dopo essere appassito con un effetto esteticamente non a tutti gradito.
Il frutto è un follicolo fusiforme, stretto e allungato, lungo 10-15 cm.
Frutto dell'Oleandro

Il seme ha dimensione variabile dai 3 ai 5 mm di lunghezza e circa 1 mm di diametro ed è sormontato da una peluria disposta ad ombrello (pappo) che permette al seme di essere trasportato dal vento anche per lunghe distanze.


COLTIVAZIONE:
Essendo la pianta velenosa in ogni sua parte, si consiglia l’uso di guanti per eseguire qualsiasi lavoro di manutenzione.
TERRENO: l’oleandro si adatta tanto a terreni aridi quanto a quelli umidi (ma non ristagnanti) predilige un pH neutro o subacido (valori di pH da 6.0.a 7.5) si avvantaggia di una buona fertilità del terreno ma si adatta anche a condizioni di terreno molto povero.
In caso di coltivazione in vaso, scegliere contenitori più alti che larghi, perché l' apparato radicale dell'oleandro si sviluppa in profondità.

ESPOSIZIONE: l’oleandro da il meglio di sé in una esposizione in pieno sole ma può tollerare anche condizioni di ombra moderata che causano, però, un’eccessiva comparsa di foglie a scapito della fioritura.

ALTITUDINE: Altitudine minima: 0 m - Altitudine massima: 300 m

TEMPERATURA: sensibili al freddo, preferiscono climi miti, richiedendo una temperatura minima di 5 gradi. Nelle zone a clima temperato può perciò essere coltivato all'aperto, senza necessitare di alcuna protezione. Viceversa nelle regioni settentrionali è bene ripararlo durante l'inverno.

POTATURA: L'Oleandro è una pianta molto vigorosa da contenere con una potatura altrettanto vigorosa. C'è chi consiglia di fare la potatura a fine estate o in autunno, ma questo lavoro è possibile spostarlo a metà febbraio per asportare i rami più deboli, per sfoltire la pianta e tagliare da metà a un terzo della loro lunghezza i fusti fioriferi dell'anno precedente, senza toccare i germogli dell'anno che sicuramente porteranno i fiori.

CONCIMAZIONE:
Nel periodo primaverile, è bene somministrare agli oleandri un concime granulare e aggiungendo ogni tanto sangue di bue.

MOLTIPLICAZIONE:
l’Oleandro può essere moltiplicato per seme ma si tratta di un’operazione molto lunga in quanto occorrono diversi anni prima che la pianta possa fiorire e non si avrà la certezza che la pianta sia uguale alla pianta “madre”. Per chi volesse cimentarsi, è bene che raccolga i semi all’apertura della capsula e li semini immediatamente (ad un temperatura di 20°C circa) senza altro trattamento che l’eliminazione del pappo (per sfregamento).
Il sistema migliore è la riproduzione per talea e soprattutto per talea in acqua. Si prelevano le talee in primavera lunghe circa 10-15 cm tagliate con un taglio obliquo (in questo modo si avrà una maggiore superficie per la radicazione) e si sistemano in un bicchiere contenente dell'acqua. Quando le radici avranno raggiunto i 2,5 cm di lunghezza possono essere piantate nel vaso usando un terriccio così come indicato per le piante adulte.
L’Oleandro si può riprodurre anche per margotta, oppure per mezzo del trapianto di polloni, che l'oleandro produce in abbondanza. Prelevati in autunno, dopo la fioritura, andranno interrati subito dopo in terreno fertile e leggero, scegliendo esposizioni a sud, soleggiate e riparate. Il nuovo esemplare fiorirà dopo due o tre anni.

AVVERSITA’:
Il parassita più comune degli oleandri è l'Aspidiotus hederae, un particolare tipo di cocciniglia, che attacca la pagina inferiore della foglia. Altra cocciniglia che invade la pianta riproducendosi praticamente per tutto 'anno è la Chloropulvinaria floccifera che riesce a far deperire la pianta.
Ricordiamo, inoltre, la maculatura fogliare (Septoria oleandrina), l’antracnosi (Phoma exigua = Ascochyta heteromorpha), la rogna (Pseudomonas savastanoi f. nerii), il seccume dei fiori (Fusarium martii), il ragno rosso, la Fumaggine in conseguenza della presenza di afidi che producono la melata, ecc..

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Occorrente

Essendo una pianta mediterranea per eccellenza, l'oleandro si trova nel territorio italiano e in particolar modo nell'Europa in generale. Adatto alla stagione estiva, abbonda allo stato selvatico. Tenendolo in casa, lo si può lasciare tranquillamente in terrazza o in giardino, badando sempre a non esporla a fonti di calore eccessive. Ha molte varietà, tra cui ricordiamo le foglie di colore verde scuro, dure e resistenti, mentre i I fiori invece sono costituiti da petali lisci in genere di colore rosa, bianco, albicocca o giallo. Essendo una pianta che si adatta perfettamente alla situazione in cui è posta, è certamente possibile trovare l'oleandro anche ha formare siepi robuste, alte addirittura fino a cinque metri.

Per moltiplicare un oleandro non dovrete far altro che utilizzare delle talee di rami tagliati, ovviamente in questi periodi dell'anno specifici. Inoltre meglio lasciare le talee in acqua tiepida se vorrete ottenere delle radici con più facilità e rapidità. Ricordate poi di utilizzare le talee che non danno fiori, ovvero quelle posizionate proprio al di sotto del ramo fiorifero, questo perché in tal modo avranno più spazio per aprirsi. Utilizzate talee che abbiamo una lunghezza di dieci o quindici centimetri circa e infine piantatele in una vaso colmo di terra con delle radici di circa tre centimetri.

Infine, sempre ricollegandoci al discorso della stagione, tenete bene a mente che se utilizzerete talee prelevate all'inizio della primavera potrete ottenere una fioritura del vostro oleandro addirittura lo stesso anno. Come si è visto i passaggi per moltiplicare la pianta dell'oleandro alla fine sono non solo pochissimi, ma addirittura estremamente semplici. Basterà ricordare che tale pianta seppur molto adattabile al territorio e al tempo ha comunque le sue preferenze in riferimento alla temperatura e, alle talee, per quanto riguarda la moltiplicazione. Buon lavoro.


Video: Video-lezione Piante: le radici