La fame nel mondo - Video

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La fame nel mondo

Tante, troppe persone non sono considerate esseri umani e a esse vengono date solobriciole.
Vogliamo ricordare con questo video che siamo tutti uguali e abbiamo tutti lo stessodiritto: il diritto di vivere e di vivere con dignità.


Nel mondo, il numero di persone che soffrono a causa della fame continua ad aumentare, secondo gli ultimi dati della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), oggi circa 690 milioni di persone soffrono la fame, ovvero l’8,9% della popolazione mondiale.

Le ragioni di questo aumento sono molteplici. In particolare, l’aggravarsi dell'insicurezza alimentare può essere attribuito al maggior numero di conflitti e ai sempre più ricorrenti cambiamenti climatici che minano i mezzi di sussistenza delle famiglie. Tuttavia, anche in alcuni contesti pacifici, la sicurezza alimentare è peggiorata a causa dei rallentamenti economici che compromettono l'accesso al cibo per chi già vive in condizioni difficili.
Nel 2019 la prevalenza della denutrizione in Africa era del 19,1%, ovvero più di 250 milioni di persone risultavano denutrite.

Nel 2014 questa percentuale si attestava intorno al 17,6% , risultando già allora più del doppio rispetto allamedia mondiale (8,9%) ed essendo inoltre la più alta tra tutte le regioni.
Quando si parla del problema del cibo nel mondo, nel 2019 in cima alla lista dei luoghi più colpiti c’èra anche l’Asia, con oltre 381 milioni di persone che ne soffrono e cioè oltre la metà del totale.


Agenda 2030Goal 2: Sconfiggere la fame

Goal 2: Sconfiggere la fame"/>

Fame. A che punto siamo?

La recente inversione di un trend positivo

Sconfiggere la fame è il secondo obiettivo (goal) dell’Agenda 2030, il programma per lo sviluppo sostenibile sottoscritto dai Paesi membri dell’ONU. Fare in modo che tutti sulla Terra abbiano di che sfamarsi è un’impresa molto ardua, che deve affrontare grandi squilibri e disuguaglianze: oggi, infatti, una persona su nove non ha abbastanza da mangiare e una su tre è malnutrita, mentre nei Paesi avanzati una buona parte della popolazione è sovrappeso e quantità enormi di derrate alimentari finiscono tra i rifiuti. L’obiettivo Fame Zero è ancora lontano.

I progressi nella lotta alla fame nel mondo degli ultimi decenni sono innegabili: rispetto al 1990, oggi oltre 200 milioni le persone non soffrono più la fame, nonostante la popolazione mondiale in questo periodo sia aumentata di quasi 2 miliardi. Le due mappe FAO della fame riportate qui sotto evidenziano il trend di riduzione della percentuale di persone sottoalimentate dal 1997 al 2016.
È inoltre da rilevare che ormai da oltre cinquant’anni non si verificano grandi catastrofi alimentari con oltre un milione di morti.

Dopo decenni di miglioramento, però, da qualche anno la tendenza positiva si è invertita e la quota ha ripreso a salire.

Numero di persone denutrite nel mondo: dopo un trend in calo, dal 2014 si è registrato un aumento. Fonte: FAO)

L’edizione 2019 dello “Stato della sicurezza alimentare e nutrizione nel mondo” rivela infatti dati assoluti ancora molto preoccupanti: nel mondo 820 milioni di persone (l’11% della popolazione) soffrono la fame.
Il fenomeno si registra con particolare intensità in determinate aree geografiche, in particolare l’Africa, e in certe fasce di popolazione, soprattutto bambini.

Tra i bambini al di sotto dei 5 anni, 149 milioni (il 25% del totale) soffrono di malnutrizione cronica, uno degli elementi più destabilizzanti a livello di sopravvivenza per questa fascia d’età. In questo contesto, oltre al continente africano, sono interessati anche Sud America e Asia occidentale, dove il livello di malnutrizione raggiunge rispettivamente il 7% e il 12% (contro il 20% dell’Africa subsahariana). Le disparità rimangono enormi e, se globalmente dal 2000 a oggi sono già stati fatti passi avanti, in queste aree del pianeta la percentuale di malnutrizione è aumentata.

Un altro dato che fotografa in modo significativo l’attuale situazione di disuguaglianza è quello secondo cui, a fronte di un bambino su 7 nato sottopeso (pari a 20,5 milioni di bambini), sono in aumento l’obesità e il sovrappeso, in particolare tra bambini in età scolare e negli adulti. Nei Paesi sviluppati un terzo degli adolescenti e adulti è sovrappeso e il 44% dei bambini tra i 5 e i 9 anni è obeso.

La mappa della fame del World Food Progamme (WFP) mostra l’incidenza della sottonutrizione nelle popolazioni di ogni Paese, nel periodo 2016-18 (le aree arancio-rosso-viola sono quelle più a rischio). 821 milioni di persone nel mondo (1 su 9) non ricevono cibo sufficiente per una vita sana e attiva.

Fame. Che fare?

Strategie in un quadro complesso

Per far fronte ai problemi della fame mondiale, l’ONU fin dalla sua fondazione ha visto la presenza nella propria struttura della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, l’agenzia internazionale che si occupa del raggiungimento della sicurezza alimentare in tutto il mondo. Ha lo scopo di far sì che tutti abbiano regolare accesso a cibo sufficiente e di qualità e possano condurre una vita sana e attiva. Alla FAO si deve l’istituzione della Giornata mondiale dell’alimentazione, fissata il 16 ottobre: una ricorrenza che serve a sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulle emergenze alimentari.

Gli organismi internazionali hanno individuato una serie di azioni per poter sfamare la popolazione della Terra in continuo aumento: distribuire equamente le risorse, favorire una corretta alimentazione, ridurre gli sprechi, promuovere l’agricoltura sostenibile. La lotta alla fame non si esaurisce, però, nel raggiungimento di questi obiettivi, già di per sé difficili da raggiungere (a questo proposito, basti pensare per esempio che nel mondo va sprecato un terzo dei 4 miliardi di tonnellate di cibo prodotto ogni anno, il che genera un costo per l’economia globale di circa 750 miliardi di dollari l’anno).

Queste azioni, infatti, si inseriscono in un contesto più ampio e complesso e non possono essere disgiunte da iniziative in altri settori, come quello economico e finanziario. Tra le cause “indirette” di sottoalimentazione e malnutrizione si possono per esempio individuare i comportamenti aggressivi che le economie dei Paesi sviluppati esercitano nei confronti dei Paesi economicamente più deboli. Così come i fenomeni di cambiamento climatico sono responsabili della scarsa produttività delle risorse agricole e di flussi crescenti di migrazione. Tutti questi elementi contribuiscono a creare una situazione di forte insicurezza alimentare per una larga fascia della popolazione mondiale.

Il goal Fame Zero è strettamente legato agli altri obiettivi dell’Agenda, in particolare il primo, Sconfiggere la povertà, ma anche il terzo, Promuovere salute e benessere, perché la denutrizione è causa di malattie, debilita il fisico, aumenta il rischio di fratture e la suscettibilità alle infezioni.

Focus

Madri e bambini, categorie a rischio

A essere maggiormente esposti all’insicurezza alimentare e quindi alla soglia della malnutrizione sono soprattutto le donne in gravidanza e i bambini. Un’alimentazione carente, infatti, sia durante la gravidanza sia durante la crescita, non influisce soltanto sullo sviluppo fisico del bambino, ma anche sul suo sviluppo cerebrale, causando disturbi dello sviluppo intellettivo: un danno che compromette le possibilità di un futuro inserimento positivo del bambino nella società.

Secondo dati recenti (2018) circa 151 milioni di bambini sono affetti da malnutrizione cronica, mentre la forma più rischiosa della malnutrizione acuta affligge oltre 50 milioni di bambini. Per avere una dimensione del problema, va considerato che nel 2017 la malnutrizione è stata concausa di 3 milioni di decessi infantili, corrispondenti a oltre il 50% della mortalità infantile: un vero flagello mondiale.

La mappa dell’Unicef con la percentuale di bambini malnutriti (dati 2010-2016). Nei Paesi in via di sviluppo un bambino su tre ha deficit dovuti a denutrizione.

I traguardi

Per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo, l’Agenda 2030 ha suddiviso questo goal in otto target, qui sintetizzati:

  • 2.1 “Eliminare la fame e assicurare a tutti l’accesso a un’alimentazione sicura, nutriente e sufficiente per tutto l’anno.”
  • 2.2 “Eliminare tutte le forme di malnutrizione e soddisfare le esigenze nutrizionali di ragazze adolescenti, in gravidanza, in allattamento e delle persone anziane.”
  • 2.3 “Raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei produttori di alimenti su piccola scala, anche attraverso l’accesso a terra e risorse, fornendo stimoli produttivi, conoscenza, servizi finanziari, accesso ai mercati…”
  • 2.4 “Garantire sistemi di produzione alimentare sostenibili e applicare pratiche agricole in grado di adeguarsi alle diverse situazioni, ecosostenibili e in grado di migliorare il suolo.”
  • 2.5 “Assicurare la diversità genetica di semi, piante coltivate e animali da allevamento e domestici e le loro specie selvatiche affini promuovere l’accesso alle risorse genetiche e delle conoscenze collegate.”
  • 2.a “Aumentare gli investimenti in infrastrutture rurali, servizi di ricerca e di divulgazione agricola per migliorare la capacità produttiva, in particolare nei Paesi meno sviluppati.
  • 2.b “Correggere e prevenire restrizioni commerciali e distorsioni nei mercati agricoli mondiali, conformemente al mandato del “Doha Development Round”
  • 2.c “Adottare misure per garantire il corretto funzionamento dei mercati delle materie prime alimentari al fine di limitare l’estrema volatilità dei prezzi alimentari.”

E in Italia?

Cattiva alimentazione e rischio alimentare

L’Italia, come altri Paesi sviluppati, è toccata relativamente poco dalle problematiche di sottoalimentazione o rischio alimentare, ma conosce un’altra forma di malnutrizione: la cattiva alimentazione, accompagnata da uno stile di vita sempre più sedentario. Obesità e sovrappeso sono i nuovi “flagelli” sociali e colpiscono ampie porzioni della popolazione (vedi il report 2019 della Fondazione IBDO, in collaborazione con ISTAT).

Fare Geo

  • La FAO fornisce informazioni sulla situazione agricola e alimentare di tutti i Paesi e i grafici relativi (qui i dati di El Salvador e sotto il grafico con il numero e la percentuale persone malnutrite). Analizza la scheda del Paese, prepara una didascalia di commento ai due grafici, poi scegli un Paese tra quelli meno sviluppati e fai una breve relazione sulla sua situazione.

  • Osserva i due grafici e, assieme ai compagni, elabora una riflessione sull’andamento mondiale dei fenomeni opposti di malnutrizione e sovrappeso.
  • Proponi ai tuoi insegnati un’indagine sulle abitudini alimentari delle famiglie della tua classe. Visualizzate quanto rilevato con grafici e vignette accompagnate da testi di commento.


Fame nel mondo, Mattarella: “Il cibo è un diritto, è il momento di scelte decisive”. Il video

Fame nel mondo, Mattarella: “Il cibo è un diritto, è il momento di scelte decisive”

Milano, 16 ott. (askanews) – Il cibo è un diritto, è il momento di fare scelte decisive per il pianeta. Lo ha dichiarato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un videomessaggio in occasione dei 75 anni della Fao. “Oggi, anzitutto, celebriamo un progetto: sconfiggere la fame, la malnutrizione e la povertà che le provoca”

“Ci impegniamo – aggiunge – alla compiuta realizzazione della affermazione che, tra i diritti fondamentali dell’uomo, vi sia quello al cibo. In tutti questi anni, produttività agricola e sistemi alimentari, catene di distribuzione e programmi di educazione al nutrimento, hanno consentito enormi passi in avanti”.

“Ciononostante, il pensiero – sottolinea il capo dello Stato – va ai milioni di bambini, donne, e uomini che in troppe parti nel mondo ancora stentano ad avere accesso a beni di prima necessità, che soffrono la fame o rischiano di precipitare nel dramma della insicurezza alimentare. Una condizione che, cambi climatici e conflitti, con le forzate migrazioni che ne sono derivate e, adesso, la pandemia, hanno ulteriormente aggravato. Si stima che, nel 2020 soltanto, circa 100 milioni di persone in più vivano al di sotto della soglia di povertà”.

“È questo un momento di scelte decisive per l intero pianeta, di un serio impegno globale, basato – insiste – sul riconoscimento del valore dell’attività agricola, su un uso responsabile delle risorse naturali, sulla preservazione della biodiversità e degli ecosistemi, sul rafforzamento e la sostenibilità dei sistemi agro-alimentari di ciascuna comunità, al fine di assicurare una alimentazione sana e sufficiente”.


IL KIT DIDATTICO

Uno dei valori principali riconosciti alla Corsa contro la Fame è la trasversalità di progetto e la multidisciplinarietà delle attività didattiche proposte. Per questo abbiamo deciso di arricchirlo fornendo gratuitamente, a tutte le scuole iscritte, un kit didattico (sia in formato cartaceo che digitale) che va ad approfondire le nostre tematiche sotto diversi aspetti e discipline scolastiche.

Nelle schede didattiche si affronta il tema della fame sotto l’aspetto geografico, storico, attraverso la comprensione di test, approfondendo le scienze dell’alimentazione e molto altro ancora. In ogni scheda, oltre ai nostri contenuti, ci saranno dei suggerimenti di attività per portare i ragazzi a sviluppare competenze attraverso lezioni partecipate, discussioni guidate e attività di gruppo.

Le attività proposte non sono obbligatorie per portare avanti il progetto della Corsa contro la Fame, ma sono sicuramente un modo per rendere i ragazzi più consapevoli e responsabili verso tematiche ancora poco conosciute.


I 10 Paesi più colpiti

Il drammatico elenco dei 10 luoghi del mondo in cui si soffre maggiormente la fame comprende paesi come lo Yemen, la Siria, l'Afghanistan e il Sud Sudan - colpiti da crisi alimentari, ulteriormente peggiorate con la pandemia - ma anche Paesi a medio reddito come India, Sud Africa e Brasile, con milioni di persone già in bilico, definitivamente messe in ginocchio dal virus.

"In Yemen nei primi 4 mesi dell'anno le rimesse sono crollate dell'80% - per 253 milioni di dollari - come conseguenza della grande perdita di posti di lavoro nel Golfo. La chiusura di confini e vie di approvvigionamento ha inoltre portato a una diminuzione delle scorte e fatto schizzare i prezzi alimentari, in un Paese che importa il 90% del suo cibo: solo a marzo le importazioni di beni alimentari erano crollate del 43%. La conseguenza, dopo 5 anni e mezzo di guerra, è che oggi 20 milioni di persone sono sull'orlo della carestia, tra cui 1,4 milioni di donne incinte e 2 milioni di bambini, con 1 milione mezzo di famiglie che dipendono dagli aiuti alimentari per sopravvivere. Mentre il coronavirus potrebbe ormai aver raggiunto gran parte dei governatorati del Paese".

In Siria a oltre 10 anni dall'inizio del conflitto più di 9,3 milioni di persone soffrono la fame e altri 2 milioni potrebbero aggiungersi entro l'anno, con un incremento del 42% rispetto al 2019. Si rischia un definitivo collasso dell'economia, causato dalla pandemia, con i prezzi dei beni alimentari schizzati alle stelle. Buona parte della popolazione deve indebitarsi anche solo per comprare il pane.


Video: Italia: il divario tra ricchi e poveri - La Vita in Diretta 29062017