Carlo Perna, pittore

Carlo Perna, pittore

CARLO PERNA – PITTORE

" (…) Luce, spazio ed infinito sono le costanti presenze che ho in me e che ritrovo nella visione di tutte le cose che mi circondano; il mio intento è proprio quello di esprimere, attraverso espressioni figurativo-simboliche, queste presenze. (...)" (C. Perna).

Carlo Perna, nato a Civitanova Marche nel 1931, si è formato da giovane alla scuola del pittore affreschista Maestro Ugo Scaramucci di Foligno.

Si è laureato in Architettura presso l’Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, alternando tali studi con i corsi di perfezionamento dell’Accademia di Belle Arti di Roma e seguendo le lezioni dell’incisore Bianchi Barriviera.

La sua attività di pittore ed incisore ha subito nel tempo una certa evoluzione che si può distinguere in più periodi o momenti.

Il primo, cioè fino agli anni ’70, è caratterizzato da opere d'impianto naturalistico, simboli costruiti con robusti segni di carbone e pochi accenni di colore, da cui emerge un personale simbolismo.

Nel secondo periodo, dal 1970 al 1976, troviamo una sequenza di opere su tela e su carta a tecnica mista le quali assumono particolari valori espressivi e di essenzialità. In esse il segno modulato si fa portatore dell’idea e del dinamismo interiore, rivelando un proprio "musicalismo", soprattutto nella serie ispirata a "Lacrime d’amante sul sepolcro dell’amata " dal Sesto libro dei madrigali di Claudio Monteverdi.

Nel corso della sua attività parallelamente alle opere citate vi sono una lunga serie di ritratti dai quali emerge la personalità e la psicologia dei soggetti trattati.

Carlo Perna ha partecipato a mostre nazionali ed internazionali. Le sue opere sono in collezioni pubbliche e private, oltre ad essere riprodotte in riviste specializzate.

Carlo Perna vive ed opera a Roma, Via Taurasia 9 -Tel. 06-77207084 – Cell. 0338-2084815


Pittrice Rosalba Mangione

Rosalba Mangione – Agrigento

Vive e lavora nell’agrigentino

Scheda personale dell’artista

Rosalba Mangione nasce ad Agrigento e nella sua città natale esordisce ed inizia il suo percorso artistico presso la “bottega” del Maestro Egidio Cotroneo di cui diviene allieva benvoluta e prediletta. Procede quindi a perfezionarsi in Umbria, dove, sotto la guida attenta del Maestro Fausto Minestrini, acquisisce nuove tecniche di manipolazione pittorica. Queste prime tele vengono già richieste ed esposte in Mostre nazionali ed internazionali. Gli interessi attorno all’artista agrigentina e all’originalità di opere che si distinguono nel panorama della pittura siciliana, fondamentalmente dedita alla rappresentazione figurativa, ben presto spingono l’artista ad esporre all’estero le prime opere su tela suscitando subito nella critica e nel pubblico, interesse e partecipazione. Dalla Spagna a New York e da Parigi alla Cina è un continuo susseguirsi di successi e di attenzioni da parte della critica e del pubblico. Gli appassionanti trionfi spingono l’artista a cimentarsi nella scommessa del designer e dell’arredamento. Nascono così i primi connubi con le case vinicole per produrre etichette d’arte. Presente con mobili d’arredo ( sedie e testate di letto rielaborate in cromie personalizzate) alla Mostra del Mobile 2012 di Milano, da lì avvia un percorso che la condurrà ben presto a Pechino e dalla Cina in Malesia, dove tre sue maxi tele divengono elemento di arredo del prestigioso e più importante ristorante della Malaysia il Marini’s on 57 a Kuala Lumpur.

Espone alla Mostra del Cinema di Venezia 2017 le sue opere presso la prestigiosa Galleria d’arte Mazzoleni. Due tele ad ispirazione filosofica-religiosa sono esposte dall’aprile 2018 presso il Polo Museale di Palazzo Riso Belmonte – BIAS “ The Biennal International Contemporary Sacred Art” – in Palermo.

Ha partecipato a diverse mostre tra le quali “Donna arte “ patrocinata dalla Regione Siciliana e “Presenze di arte in Sicilia”. Rosalba Mangione, ha avuto Maestri come Cotroneo e Minestrini.

Ha partecipato a diverse mostre, sia di carattere Nazionale che Internazionale.


La Fondazione

Obiettivi

E’ stata costituita nel 2018 la Fondazione Carlo Mattioli col fine di promuovere l’opera del Maestro Carlo Mattioli. La Fondazione perseguirà il suo scopo

  • promuovendo l’attività di ricerca sul Maestro Carlo Mattioli, sulla sua opera e sul contesto storico culturale nel quale egli ha vissuto ed operato
  • diffondendo e perpetuando la conoscenza del Maestro e della sua opera attraverso l’organizzazione di mostre, seminari, convegni etc.
  • progettando e istruendo la archiviazione delle sue opere
  • promuovendo la pubblicazione di opere in forma di monografie
  • rilasciando a chi ne faccia richiesta, la certificazione di inserimento nell’Archivio ufficiale da essa curato delle opere già autenticate o presenti nel Catalogo Generale
  • svolgendo attività di consulenza scientifica in relazione alle opere dl maestro o attribuite al Maestro
  • creando e gestendo strutture museali o espositive destinate alla pubblica fruizione e tese a esporre e a valorizzare in ogni forma l’opera del Maestro
  • svolgendo opera di catalogazione ed archiviazione di volumi attinenti all’esperienza artistica di Carlo Mattioli
  • promuovendo attività editoriali e pubblicazioni anche in forma digitale etc

Certificazione

Si informano Collezionisti, Fondazioni, Enti pubblici e privati che continua l’archiviazione delle opere del Maestro Carlo Mattioli presso la Fondazione Carlo Mattioli . La Fondazione Carlo Mattioli con sede in Parma, Borgo Retto n 2, continua l’attività di archiviazione precedentemente intrapresa dal Maestro stesso e dall’Archivio Carlo Mattioli, attività finalizzata alla pubblicazione del Catalogo Generale. Per ottenere dunque un regolare inserimento sul Catalogo si invitano i possessori delle opere a compilare i moduli per la certificazione e di prendere visione del nuovo regolamento.

Pubblicazioni

Catalogo ragionato delle pubblicazioni dell’Archivio Carlo Mattioli.

Comunicazioni

La Fondazione Carlo Mattioli informa che il Volume Carlo Mattioli I dipinticon USB card contenente il Catalogo generale dei dipinti ad olio è in vendita presso la Fondazione al costo di Euro 85,00 + spese di spedizione.

Scaricare il modulo di prenotazione.

E’ in corso di preparazione il volume Carlo Mattioli le opere su carta.

Si invitano i signori collezionisti a contattare la Fondazione


Carlo Ceresa nacque nel 1609 a San Giovanni Bianco, paese della val Brembana. I suoi soggetti erano principalmente a sfondo religioso, essendo lui stesso pervaso da una grande fede. Le opere emanavano notevole espressività, tanto che cominciò a eseguire, con ottimi risultati, numerosi ritratti

Il piccolo Carlo coltivò fin dall'infanzia una grande passione per la pittura, che non fu però accompagnata da studi specifici. In un periodo in cui fiorivano accademie e i ragazzi più inclini alle belle arti svolgevano apprendistato in botteghe di rinomati artisti, il Ceresa dovette farsi le ossa in modo autodidatta, proprio a causa della poco felice condizione economica familiare.

Verso i vent'anni cominciò ad eseguire i primi affreschi nelle chiese dei paesi limitrofi, riscuotendo notevole approvazione dai vari committenti. Solo allora cominciò a frequentare la bottega di Daniele Crespi, pittore milanese di undici anni più vecchio, al fine di apprenderne le tecniche della professione e affinare le proprie abilità.

La morte del suo maestro, avvenuta nel 1630 a causa della peste di manzoniana memoria, lo riportò nella sua valle, dove ricominciò a dipingere nelle chiese e santuari locali.

Figlio di Ambrogio e di Caterina Carrara, ebbe un'infanzia difficile, vissuta in condizioni di estrema povertà. Il padre, nativo di Cortenova, arrivò dalla vicina Valsassina in cerca di miglior vita

In quegli anni si innamorò e si sposò con Caterina Zignoni, appartenente ad una famiglia benestante della zona. Andarono a vivere nella frazione Grabbia, in una casa di proprietà del padre della sposa, a stretto contatto con la famiglia di lei. Questa situazione cambiò radicalmente la vita del Ceresa che, forte della sicurezza emotiva e finanziaria acquisita, si concentrò sempre più nella sua attività che ne risentì positivamente.

Da quell'unione ebbe ben undici figli: di questi, Giuseppe ed Antonio seguirono le orme del padre cimentandosi nella pittura altri due, Giovanni Battista e Francesco, intrapresero la carriera ecclesiastica, mentre Sebastiano diventò notaio. Francesca morì a 27 anni, mentre gli altri cinque non superarono l'età infantile. Questi lutti colpirono notevolmente l'artista che, in numerosi quadri, amava impersonificare, negli angioletti che dipingeva, proprio i figlioletti perduti. Un'analoga situazione si verificava spesso anche nella rappresentazione della Madonna, spesso dipinta con il volto della propria moglie Caterina.

Uomo semplice, manteneva sempre le scadenze assegnate e la parola data, e non iniziava mai un nuovo lavoro, qualunque esso fosse, senza aver concluso il precedente.

La grande mole di lavoro portò il Ceresa a trasferirsi nella città di Bergamo, precisamente nella parrocchia di Sant'Alessandro della Croce.

Fu qui che morì all'inizio del 1679, lasciando una cospicua eredità ai figli e alla moglie, la quale morì pochi mesi dopo.

Generalmente si tende a definire il suo stile “alla veneta”, poiché sovente faceva ricorso a colori molto forti, accostati tra loro in modo semplice. Il tutto per rendere l'opera più “vicina” al fedele, il vero utente dei suoi dipinti, che generalmente possedeva una cultura artistica molto approssimativa. E fu questa sua religiosità molto semplice, vissuta anche in prima persona e trasferita nei dipinti, a renderlo poco amato dalle alte istituzioni ecclesiastiche cittadine, da sempre poco inclini a fare eseguire opere così “informali”, che gli commissionarono pochissimo lavoro.

La maggior parte delle sue opere a sfondo sacro si trovano quindi in piccole chiese delle valli bergamasche, dove tuttavia non sempre sono state conservate nel migliore dei modi: spesso i dipinti stessi venivano eseguiti al risparmio, dove i committenti raccomandavano di non spendere troppo per le materie prime quali i colori, le tele e le cornici. A questo si aggiungano le condizioni climatiche all'interno delle strutture sacre non propriamente ottimali, che costringevano i dipinti a subire il caldo durante l'estate e il gelo in inverno. Questo ha portato gli affreschi ad un rapido deterioramento, con perdita del colore e defogliazione delle pareti su cui erano applicati. Bisogna poi aggiungere che i restauri a tali opere sono stati spesso deleteri, con manomissioni spesso inopportune.

Tra le sue opere, stimate nel numero di 350, spesso venivano erroneamente inserite quelle eseguite dai figli Giuseppe e Antonio. I due figli cercarono di seguire le orme del padre, imitandone lo stile e le peculiarità artistiche. Soltanto in un secondo momento Antonio, considerato il più dotato tra i due, cominciò a perfezionarsi al punto da distinguersi dal padre. Non vi fu però una scuola ceresiana poiché Antonio morì giovanissimo, a soli 20 anni e solo sei mesi dopo il padre, mentre Giuseppe ne seguì la sorte pochi anni dopo.

Non bisogna però dimenticare il lato ritrattista di Carlo Ceresa. Numerose furono infatti le opere commissionategli, specialmente da esponenti della nobiltà locale, che fecero aumentare a dismisura la fama del pittore.

In tal senso è perfetta la testimonianza di Giacomo Carrara, fondatore dell'omonima accademia, che sottolinea la perfezione di un ritratto tanto che questo poteva essere scambiato per la persona nella realtà.

Anche padre Donato Calvi, nella sua opera denominata Effemeridi, cita

«Carlo Ceresa nei ritratti molto lodato. »

Come precedentemente detto, la maggior quantità di opere del Ceresa è concentrata in piccole chiese della bergamasca. La prima opera attribuitagli è l'Addolorata posta nella chiesa di Fuipiano, frazione del suo paese natale. Il dipinto, eseguito all'età di diciannove anni, evidenzia già le caratteristiche “provinciali” che lo contraddistingueranno nel tempo.

Di quegli anni, durante il suo periodo milanese in cui affiancò Daniele Crispi, gli sono attribuite opere secondarie nella Certosa di Pavia e in quella di Garegnano a Milano, dove partecipò ad alcuni cantieri diretti dal suo maestro.

Nel 1630, a seguito dell'epidemia di peste, le commissioni aumentarono grazie alla volontà popolare di ringraziare i santi protettori per l'allontanamento del morbo distruttore. Le prime pale d'altare che il Ceresa eseguì furono per la parrocchiale di San Giovanni Bianco, in cui si distinguono i santi Rocco e Sebastiano, protettori dalle epidemie, con san Bernardino con Sant'Antonio da Padova e nella chiesa di Sant'Antonio.

I primi ritratti sono invece datati 1633, anno in cui realizzò il Giovinetto con cappello in mano nel Castello Sforzesco a Milano, e il Giovinetto Bonometti, ora custodito presso l'accademia Carrara di Bergamo. A questi se ne aggiunsero molti altri negli anni successivi, tra i quali l'autore alternò figure politiche, tra cui Bernardo Gritti, il cui ritratto eseguito nel 1646 è tuttora esposto presso il Rijksmuseum di Amsterdam, il cancelliere Ghirardelli (1640) e il pretore Angelo Finardi elementi appartenenti a famiglie in vista, tra le quali i Pesenti e i Suardo uomini religiosi, come il canonico Alessandro Vertova, il vescovo Gregorio Barbarigo e San Gerolamo Emiliani e parenti, tra i quali spicca quello a Laura Zignoni Boselli (1640).

I suoi dipinti in ambito sacro successivi al 1640, si differenziano dai precedenti grazie ad una maggiore luminosità, con i colori più vivi: a tal riguardo l'esempio migliore è la Crocifissione con la Maddalena e due Disciplini di Mapello, eseguita nel 1641. In altri è invece possibile notare la vicinanza ad opere eseguite dal Crispi, suo mentore. Tra queste, di rilevanza è la Pietà posta nella Chiesa di San Marco del suo paese di nascita.

Molto particolare è il dipinto di San Vincenzo (eseguito nel 1645) che, posto nel Duomo di Bergamo, posiziona il Santo su una coltre di nuvole, sotto le quali viene raffigurata perfettamente la città orobica.

Molte altre sono le opere che si possono trovare in numerose chiese della bergamasca: tra queste Nese (Alzano Lombardo), Leffe, Nembro, Sombreno (Paladina), Ponteranica, Villa d'Ogna, Terno d'Isola, Madone, e Vercurago. Il grosso della sua produzione artistica è tuttavia concentrato nella sua valle Brembana, con opere dislocate da Mezzoldo a Valnegra, con epicentro nel suo paese con relative frazioni.


Dal 1938 al 1946 entrò in società con lo scultore in metalli, Romolo Vetere (Napoli, 1912-1988), dando vita alla manifattura I Due Fornaciari con sede presso il quartiere Vomero di Napoli, una piccola bottega artigiana che aveva lo scopo di rivalutare gli oggetti di uso quotidiano. Nel 1942 i due vinsero il primo premio al IV Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza [2] , con il pannello in maiolica policroma Maternità e Infanzia, su disegno di Giuseppe Mazzullo [3] , oggi conservato presso il Museo internazionale delle ceramiche in Faenza. Terminata la collaborazione con Vetere, fondò l’Impresa Ceramica Macedonio, specializzata in pannelli per l'architettura, l'urbanistica e l'arredamento. Tra i clienti Gino Avena, Carlo Migliardi, Vincenzo Perna, Raffaello Salvatori, Luigi Mustica e soprattutto Carlo Cocchia.

Nel 1950, in occasione della Mostra dell'Artigianato Artistico Napoletano, svoltasi presso il Palazzo della Borsa di Napoli, Peppe Macedonio vinse il primo premio con il pannello Date a Cesare quel che è di Cesare/Il pagamento del Tributo. L'opera fu poi acquistata dal Brooklyn Museum di New York per rappresentare la produzione italiana [4] , oggi nella sezione arte europea [5] . Da allora fu invitato più volte a partecipare alle rassegne della produzione artigiana di settore, a Londra, Bruxelles, Roma e alla Triennale di Milano del 1951, ottenendo favorevoli critiche da Gio Ponti sulla rivista Domus [6] .

L'opera più importante di Giuseppe Macedonio fu la decorazione in maiolica policroma della Fontana dell'Esedra presso la Mostra d'Oltremare di Napoli. La fontana è un esempio di architettura del verde [7] , progettata nel 1938 da Carlo Cocchia e Luigi Piccinato (Legnago 1899-1983) e inaugurata nel 1940. Il rivestimento ceramico, eseguito tra il 1950 e il 1954, occupa una superficie di 1000 metri quadri e raffigura L'evoluzione dell'uomo nella natura attraverso le attività primigenie della pastorizia, della caccia e dell'agricoltura [8] .

Dagli anni Sessanta in poi, Macedonio si avvicinò alle avanguardie storiche, realizzando pannelli e manufatti influenzati dall'arte informale e dall'art brut, a cui aggiunse un originale sperimentazione nell'ambito della ceramica, della porcellana e degli smalti [9] . Tra le opere l'arredo liturgico della Nuova Chiesa parrocchiale di Casal Velino Marina (SA), le decorazioni del Cinema Teatro Italia nel Grattacielo di Gallipoli (LE) e le sculture vincitrici al Concorso Nazionale di Ceramica Donato Massa promosso dal Comune di Pietrastornina (AV) [10] .

In una intervista del 1978 affermò: «Ho guardato alla ceramica come ad un fatto di antica pittura, cosicché il supporto plastico è stato un mezzo su cui poggiare la pittura. Ed ho guardato alla pittura così come la guardavano nel Rinascimento, come elemento di colore nella casa dell'uomo, necessario alla fantasia dell'uomo. L'uomo non ha bisogno, come dice Le Corbusier, di tanti metri cubi di spazio, o di tanti metri quadri, secondo un criterio rigidamente matematico oltre che degli elementi materiali che gli sono indispensabili, ha bisogno di espressione, di fantasia, d'immaginazione, che va coltivata attraverso il segno: così come abbiamo un segno che indica la parola, allo stesso modo abbiamo dei segni che indicano sentimenti, e cioè pittura, scultura. Io mi sono sempre attenuto a questo principio, e mi sono sempre rivolto agli altri, collocando le mie opere dappertutto, anche a prezzo irrisorio, pur di arrivare alla gente, a portare il mio contributo di ‘dire di sentimenti’» [11] .

Di seguito una parziale elencazione delle centinaia di opere del maestro Giuseppe Macedonio:


MARCO PERNA

Marco Perna è poeta, pittore, artista a 360 gradi. Sono molti i riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera artistica, tra cui l’8° Class. Premio Nazionale di Poesia ‘Letteralmonte 2017’, il Diploma d’onore con Menzione d’Encomio ‘Premio Internazionale di Poesia Michelangelo Buonarroti 2017’, il Premio per la pittura figurativa al ‘1er Salon International de toutes les Fantasy Mythic Arts Casablanca 2014’, è stato Invitato d’onore al Festival International des Arts plastiques et de la Littérature ‘Les Mille et Une Nuits Casablanca 2016’, è Accademico Associato dell’Accademia Internazionale degli Empedoclei.

‘Alors on danse….’, olio su tela, cm 80×80, 2016 € 1.600

‘Astratto distratto’, olio su tela, cm 70×90, 2016 € 1.500

‘Astratto femminile’, olio su tela, cm 60×40, 2016 € 1.000

‘Atmosphère parisienne’, olio su tela, cm 70×100, 2014 € 1.500

‘Così muore un fiore’, olio su tela, cm 70×50, 2016

‘Didone’, olio su tela, cm 60×60, 2015 € 1.300

‘Evolution’s engine’, olio su tela, cm 40×50 € 800

‘Fuite de l’Eden’, olio su tela e legno, cm 71×101, 2012-2018 € 1.500

‘Home’, olio su tela, cm 40×50, 2014 € 800

‘Icona contemporanea’, olio su tela, cm 70×90, 2016 € 1.700

‘Il trionfo della virtù’, olio su tela, cm 40×60, 2017 € 800

‘Sono informale… ed anche un po’ astratto’, olio su tela, cm 100×80, 2016 € 1.500

‘Je reste seule’, olio su tela, cm 60×60, 2015 € 1.300

‘L’acqua non cade dal cielo’, olio su tela, cm 100×80, 2017

‘L’angelo ribelle’, olio su tela, cm 100×100, 2016 € 1.800

‘L’angoisse’, olio su tela, cm 50×70, 2016 € 1.100

‘L’Art est au tapis’, olio su tela, cm 70×50, 2014 € 1.500

‘Les Fleurs du Mal… et du Bien?’, olio su tela, cm 60×80, 2013 € 2.000

‘Les papillons se cachent…’, olio su tela, cm 60×60, 2016 € 1.300

‘Nessuno’, olio su cartone telato, cm 70×50, 2017 € 1.100

‘On est seul dans le brouillard’, olio su tela, cm 100×100, 2015 € 1.500

‘On tourne en ronde… et ça nous plaît!’, olio su tela, cm 90×70, 2016

‘Popabstraitì, olio su tela, cm 60×90, 2016 € 1.700

‘Quel espoir?’, olio su tela, cm 90×60, 2015 € 1.500

‘… S’envole’, olio su tela, cm 60×90, 2014 € 1.600

‘Serenità interiore’, olio su tela, cm 50×70, 2018 € 1.300

‘Shéhérazade’, olio su tela, cm 60×90, 2015 € 1.500

‘Sospesi a un filo’, olio su tela, cm 100×70, € 1.600











Permanenti :Polo espositivo Juana Romani – Velletri
Palazzo Del Gaudio Campagna – Mendicino
Gallerie : Incinque – Roma
Collettive : Rome Art Week – Roma 2017
Biennale Int. d’Arte del Mediterraneo – Palermo 2017
1a Exp. Int. delle Arti Plastiche – Marrakech 2017
VIII Biennale d’ Arte Contemporanea – Ferrara 2016
Biennale di Viterbo – Viterbo 2016
Les Mille et Une Nuits – Casablanca 2016
Biennale Art Galila – Parigi 2015
Face’ARTS – Verona 2015 – Matera et Bologna 2016
Biennale United Factories – Milano 2015
ArtExpo – aDa Arts Gallery – Barcellona 2015
The Unexpected – Ward-Nasse Gallery – NY 2015
Salon Mythic Arts – Casablanca 2014
Biennale d’Arte Cont. Di Lecce – 2014, 2015, 2016, 2017
Salon des Artistes Lorrains – Nancy 2013, 2014, 2015
Museo MAGMA – Roccamonfina 2013
Les Hivernales de Paris-Est/Monteuil 2012 et 2013
Spoleto Expò – Spoleto 2013
The Story of the Creative – NY 2013

Personali :
Le bonheur de créer – Hôtel de Ville – Nancy 2017
Le mie radici, le mie ali – Monte S. Giov. Campano 2017
Portraits Manqués – Galerie Neuf – Nancy 2016
Portraits d’Artistes – Galerie Neuf – Nancy 2014
La Petite Venise – Nancy 2013

Stampa :
EuroArte : «N° 23, copertina ed articolo » e numerosi
articoli dedicati in altri numeri della rivista
Misirizzi : Ed. Spec. IV B. Viterbo « Marco Perna »
PassaParola Magazine (LU e FR) N°10/2017 – intervista


Carlo Perna, pittore

Lucio Perna arriva a Milano alla fine degli anni 70, entra in contatto con il mondo artistico milanese e segue corsi di perfezionamento sulla tecnica del colore.

E' proficuo l'incontro con Remo Brindisi, con Ernesto Treccani ed Aligi Sassu e con giovani di buon talento fra i quali Enrico Muscetra.

Partecipa a numerose iniziative culturali.
Concorre a rifondare e lanciare l'associazione culturale ed artistica "Proposte d'Arte" alla quale partecipa attivamente e presso la quale organizza e tiene seminari di ricerca e sperimentazione.

Nel marzo del 1998 fonda il movimento "SYMBOLICUM" con Federico Honegger,Fabio Masimo Ulivieri e col poeta e critico d'arte PEDRO FIORI teorico del gruppo.
Il manifesto del movimento viene ufficialmente presentato alla mostra del 20 ottobre dello stesso anno presso la galleria milanese Antonio Battaglia Arte Contemporanea e alla V edizione di "ARTEFIERA MILANO".

La pittura di Perna, in oltre vent'anni di attivit?, si sviluppa alla ricerca di un linguaggio che partendo da una figuralit? emblematizzante (il ciclo delle "Sirene" 1972-80 e quello delle "Maschere" 1980-88), giunge all'attuale ricerca simbolica (I Miraggi) iniziata alla fine degli anni 80.
Con i pi? recenti lavori, (OLI e TECNICHE MISTE) sintetizzando le precedenti esperienze e seguendo un processo multimediale, Perna traccia un percorso di ricerca molto personale che travalica l'etichetta dell'astrazione o il richiamo informale.

Nei suoi lavori si legge un gesto liberatorio che lacera e crea. Di volta in volta si muove come un geologo o un topografo declinando sulle superfici le emozioni attraverso aggiustamenti tonali e modulati spostamenti prospettici.
La concezione dello spazio, pur non rinunciando ad una certa tensione prospettica, d? pi? il senso dell'illusione, del miraggio come simulazione della visibilit?.
Miraggio poeticamente inteso e rappresentato come ironico inganno dove la relazione non ? pi? tra vicino e lontano, come nell'ordine classico, ma tra visibile ed ignoto.

Lo spazio dell'immagine si espande come una "magia cromatica". Le strutture vengono ridotte all'essenziale.
Segni, forme, colori si fondono nella sua iconologia in "silenziosi messaggi di parole mai dette": un linguaggio-stile fatto di silenzi.
Lo spazio sensibilizzato nell'opera tende ad uscire dalla limitata superficie traizionale verso dimensioni, spaziali nuova, diversa,"virtuale".

Ricerca espressiva questa che avvicina Perna al movimento artistico- culturale "GEOGRAFIA EMOZIONALE", nato negli Stati Uniti America al l'inizio di questo nuovo secolo, del quale è teorica Giuliana BRUNO, docente ad Harvard, e che in Italia e stato sostenuto e divulgato dalla rivista "ARIA".


Video: teoria del colore nel mio manuale di pittura