Coltivare su terreno sabbioso

Coltivare su terreno sabbioso

Domanda : coltivare su terreno sabbioso

salve ho acquistato nel pavese una cascina con circa 2 ettari di terreno con alberi da frutta; essendo circondata da risaie il terreno è molto sabbioso cosa posso coltivare come fiori intorno alla casa x creare il mio piccolo giardino

ringrazio in anticipo


Coltivare su terreno sabbioso: Risposta : coltivare su terreno sabbioso

Ciao Silvan e benvenuto nella rubrica dell'esperto di il nostro sito web. Il terreno sabbioso è una tipologia di terreno che non trattiene l'acqua in superficie e quindi necessita di piante dotate di un profondo apparato radicale. Molte specie prediligono terreni a tessitura sabbiosa ma spesso il fattore limitante in queste tipologie di terreni è la mancanza di sostanza organica. Per limitare gli effetti della poca sostanza organica presente in alcuni terreni sabbiosi si può intervenire con della sostanza organica (800 quintali ad ettaro di letame). Solitamente conviene utilizzare letame per il costo basso al quale possiamo comprarlo ma qualsiasi altro concime organico può andare bene.

Per quanto riguarda il suo giardino potrebbe pensare ad una concimazione della superficie prima di piantare qualsiasi specie. Questo intervento migliorerebbe notevolmente il terreno e quindi la qualità dei fiori coltivati. Detto questo esistono diverse specie che ben si addicono a terreni leggermente sabbiosi.

A seconda che tu stia cercando delle piante cespugliose o delle piante da fiore possiamo consigliarti diverse specie. Una pianta dalle ottime qualità ornamentali che ben si adatta a terreni sabbiosi è il Leptospermum scoparium, pianta che sta bene al sole ed alla mezz'ombra e capace comunque di sopportare per periodi limitati temperature basse. Il Leptospermum produce dei bellissimi fiori e la fioritura dura dai primi mesi della primavera sino all'estate.

Se invece state cercando delle perenni o delle piante da fiore l'offerta è davvero molto ampia e va dalle margherite alla dymondia ma anche centaurea, lavanda, citisus e tante altre.



Coltivare Biologico: il terreno

Anche se all’apparenza non sembra, ogni terreno è un organismo vivente, in corso di continue trasformazioni.

Il terreno ha assunto la forma conosciuta grazie al susseguirsi di agenti atmosferici e all’intervento di forme di vita, sia vegetali che non.

Nel terreno è possibile distinguere una parte più fine, costituita da argilla, sabbia o limo, che rappresenta la parte utile alla coltivazione, e una parte più grossolana, costituita da ghiaia, sabbia grossa e ciottoli.

In più questa alternanza di strati è ricchi di un gran numero di piccoli organismi viventi tali organismi sono in grado di elaborare le sostanze presenti nel terreno e trasformarle in humus.

Il terreno è quindi composto da elementi solidi, liquidi e gassosi. A seconda delle diverse combinazioni di questi elementi anche il terreno presenterà caratteristiche differenti.

Nello specifico ecco un elenco degli elementi che compongono ogni tipo di terreno:

  • Argilla: deve essere presente in dose equilibrata
  • Sabbia e ghiaia
  • Humus
  • Calcare
  • Microflora e microfauna
  • Elementi vari: azoto, fosforo, potassio, ferro, magnesio,boro, silicio, ecc.
  • Acqua
  • Aria
  • Anidride carbonica.

Una giusta composizione di questi elementi permette di ottenere un terreno fertile.


5 consigli su come coltivare un prato di dicondra

Volete abbellire il vostro prato senza una costante manutenzione? Allora c’è una pianta che è adatta a questi obiettivi: la dicondra. Ecco qualche suggerimento per coltivarla.

La Dichondra Repens forma generalmente un tappeto soffice che ha un’altezza di circa 5 cm, e che non va mai tagliato. Questo aspetto farà gola a quanti odiano pulire, accorciare e prendersi cura del proprio giardino, o a chi, semplicemente, non ha tempo. Si tratta di un’ erba da giardino davvero molto diffusa, perché particolarmente adattabile a quasi ogni tipo di clima. Non a caso, è facile trovarla tanto nel centro-sud quanto in quelle zone più fredde, ricche di umidità.

Tra le sue caratteristiche c’è la foglia larga, che dona un’atmosfera unica, elegante e ricercata al vostro giardino, soprattutto se arricchito anche con altri elementi. Per esempio, molti amano aggiungere qualche bonsai , altri anche delle semplici pietre che creano un quid particolare.

Ma a prescindere dalle vostre esigenze e dai desideri, la dicondra ha numerosi pregi e altrettanti difetti. Può essere adoperata per rinfoltire il prato ma anche per altre occasioni: di seguito troverete alcuni consigli utili: seguiteci con la lettura!

Caratteristiche principali

Prima di procedere oltre, reputiamo sia fondamentale almeno conoscerla un po’, come a un appuntamento. Ebbene, la dicondra è una pianta originaria della Nuova Zelanda e dell’Australia, ma è in verità molto diffusa anche in Asia e in altri continenti, dove però è considerata infestante. Vanta un portamento strisciante e resiste talmente bene al calpestio al punto che potreste anche farvi rimbalzare sopra una palla da basket.

Tra l’altro, una volta piantata e attecchita, i suoi steli iniziano ad allungarsi autonomamente, radicandosi e coprendo aree anche molto vaste. Bisogna però valutare anche alcuni punti di debolezza, tra cui la crescita meno vigorosa in caso di esposizione eccessiva al sole. Inoltre, può capitare che alcune foglie siano più grandi delle altre, e anche isolate, difficili da tagliare.

In più, trattandosi di un dicotiledone, eventuali organismi infestanti andranno eliminati solo manualmente.

Preparazione del terreno

Non tutti i prati sono adatti ad accogliere la dicondra, anche perché ci sono alcuni parametri da rispettare perché fondamentali. Tra questi, dobbiamo sottolineare la percentuale che intercorre tra il contenuto di sabbia e il volume complessivo, che deve essere più che consistente (anche fino al 50%) nei primi 10 cm di spessore. Questo perché la dicondra, per crescere e rimanere in salute, necessita di un terreno decisamente diverso del solito.

Infatti, si può anche inserire del materiale sabbioso uniforme, purché i granuli abbiano un diametro di circa 0.25 e 1 mm. In più, per evitare un compattamento progressivo che potrebbe ridurre le radici, il letto di semina può anche essere scelto tra il riporto di un terriccio sabbioso premiscelato, facilmente acquistabile in commercio.

Quando seminare l’erba

Avere un bel prato di dicondra non è difficile: basta solo tanta pazienza iniziale, perché poi, come abbiamo già visto, non necessita di grandi cure. Dunque, una volta acquistata la vostra confezione di semi, dovrete però aspettare il momento migliore. Questo perché è fondamentale che la temperatura generale raggiunga un massimo di 25 °C e un minimo di 15 °C durante la notte.

Ciò significa che i semi di dichondra dovranno essere piantati generalmente in Primavera, evitando anche la pratica a mano che risulterebbe troppo irregolare. Un altro accorgimento importante da avere è che il letto di semina deve necessariamente essere umido, ma mai completamente pieno di acqua. Infatti, come suggeriremo più avanti, l’irrigazione non dovrà nemmeno essere eccessiva, perché si rischia di far morire la pianta.

Eliminazione dell’erba infestante

Il terzo consiglio che vogliamo darvi è di eliminare le infestanti del prato , che possono ridurre la qualità dei risultati e la crescita dei germogli. Per questa ragione è bene organizzarsi con un largo anticipo: se avete intenzione di piantare la dicondra, allora da almeno un mese e mezzo prima lasciate crescere le erbacce. Dopo almeno due settimane, effettuate un diserbo totale e profondo e preparate il terreno come vi abbiamo spiegato in precedenza.

Chiaramente, tutto deve essere fatto previa rastrellatura superficiale, aggiungendo anche un concime naturale starter. In questo modo eviterete che la dicondra venga soffocata dalle erbacce, perché la farete crescere anche lì dove queste ultime tendono a nascere e a svilupparsi. Non sottovalutate questo passaggio se volete l’ erba per il prato completamente in salute e che duri a lungo.

Prendersene cura

Il prato di dicondra ha un aspetto molto lussuoso se viene curato nei minimi dettagli, ecco perché, nonostante richieda una scarsa manutenzione, è sempre bene buttare un occhio.

Come tutte le piante, anche lei prende tutti i nutrienti dal terreno, perciò è importante seguire una scaletta standard di concimazione.

In questo modo, riuscirete a godere di foglie luminose e sane, perché ripulite anche dall’acqua calcarea che altrimenti rovina tutta la pianta. Una volta al mese, controllate quelle parti un po’ troppo cresciute o che presentano macchie marroni ed eliminatele, così da garantire una buona crescita. Per il resto, la dicondra è non avrà bisogno di altro, perciò godetevi il vostro prato in tutta tranquillità.

Frequenza di irrigazione

Quando si semina il prato di dicondra si tende a considerare fondamentale un repentino e prolungato annaffiamento. Ecco una delle cose più sbagliate: a differenza di altre piante, questa tende a essere attaccata molto più facilmente dai funghi, che ovviamente crescono in ambiente umido. Ecco perché è importante calibrare bene la frequenza di irrigazione, che dovrà essere almeno una volta al mese nel caso di dicondra più vecchia.

D’altro canto, se avete appena seminato, allora sarà utile cercare di annaffiare più d’una volta a settimana, ma solo per i primi periodi. Evitate l’esagerazione, perché la dicondra potrebbe morire nel giro di poco tempo.


Il terreno argilloso

E’ un terreno che può essere molto compatto, in grado di rendere difficoltoso il radicamento. Questo tipo di terreno è in grado di trattenere l’umidità, anche nei periodi più asciutti. Se troppo secco il terreno argilloso tende a spaccarsi in superficie al contrario, se con scarso drenaggio, tende a saturarsi velocemente di acqua, rendendo la zona paludosa e provocando l’asfissia delle radici.

Terreno compatto argilloso


Come coltivare Erba in terreno sabbioso


Per quanto bella come lo è in spiaggia, la sabbia non rende una base ideale per le radici del vostro prato. Un prato rigoglioso richiede una grande quantità di sostanze nutritive e di acqua, e scarichi eccessivamente sabbiose del terreno troppo in fretta per contenere o per molto tempo. Ecco perché la chiave per aiutare il vostro prato prosperare in una fondazione che è in gran parte la sabbia è quello di migliorare le proprietà di ritenzione del suolo il più possibile durante la regolazione come alimentazione ed acqua il vostro prato per spiegare le carenze del suolo.

Istruzione

Piantagione

1 Modificare il terreno con una miscela di compost fine e torba prima di piantare il prato. Distribuire uno strato uniforme delle modifiche attraverso la superficie del prato, e utilizzare un rototiller per mescolare completamente il materiale nel terreno.

2 Installare un sistema di irrigazione a terra in-, che vi permetterà di controllare più da vicino i tempi e la durata delle annaffiature prato.

3 Pianta un erba resistente alla siccità, come gramigna per un percorso caldo-tempo, e festuca per i climi più freddi. SOD impianto piuttosto che semi o rametti, perché le piante meno maturi è improbabile che stabilirsi in terreno sabbioso.

Manutenzione

4 Acqua il prato tre volte alla settimana o più, per 15 minuti o meno per l'irrigazione. Utilizzare un timer irrigazione su un tubo di irrigazione, oppure impostare un sistema di in-terra per irrigazioni di luce regolari.

5 Tagliare il prato più alto del normale. Questo aiuterà a prevenire la perdita di umidità attraverso l'evaporazione.

6 Top-vestire il prato ogni due o tre mesi, durante la stagione, con fine compost. Utilizzare una carriola e pala per diffondere il compost sopra la parte superiore del prato. Terminate utilizzando un rastrello foglia di lavorare alla modifica fino alle radici del prato.


Problemi con le piante che crescono nella sabbia

I terreni sabbiosi sono particolarmente fastidiosi ai giardinieri per molte ragioni. Sebbene ben drenante e in grado di prevenire la putrefazione delle radici nelle piante sensibili, questo terreno drenante ha grandi difficoltà a trattenere l’umidità e le preziose sostanze nutritive nel giardino. Ciò è particolarmente vero nei climi che ricevono temperature estive calde. Il terreno sabbioso può anche diventare più acido, richiedendo applicazioni equilibrate di calce per correggere i livelli di pH del terreno.

Sebbene sia possibile correggere le preoccupazioni della coltivazione in terreni sabbiosi, le piante da giardino che crescono nella sabbia avranno bisogno di fertilizzazione e irrigazione costanti durante la stagione di crescita. Questo può essere fatto su piccola scala per aiuole e orti, ma per coloro che desiderano creare paesaggi lussureggianti, potresti avere più successo scegliendo colture di terreno sabbioso e altre piante naturalmente tolleranti alla sabbia.


Coltivare su terreno sabbioso - giardino

COLTIVARE IN TERRA ARGILLOSA
di Andrea Calanchi con la collaborazione di Elena Tibiletti
(Giardinaggio, gennaio- febbraio 2006)

Pensate che sia una sciagura? Vi dimostreremo che si tratta
di un'enorme ricchezza, se ben amministrata.

P rendete un etto di farina, aggiungete un po' d'acqua e impastate fino a ottenere una pasta collosa. Dividetela in tre parti uguali. Aggiungete alle prime due un pizzico di lievito e lasciatele riposare per mezz'ora. Avvolgete il primo impasto con un foglio d'alluminio, e ponete tutte e tre le parti sulla placca del forno acceso a 150°. Dopo 20 minuti sfornate: l'unico impasto commestibile sarà quello avvolto nell'alluminio.
Ebbene, per i vegetali l'argilla equivale alla farina: lasciata tal quale con sola acqua, il sole la cementifica rendendola indisponibile per le piante. Migliorandola con qualche ammendante (analogo al lievito di poc'anzi), risulta più a lungo disponibile. Infine, proteggendo la superficie con una pacciamatura (il foglio d'alluminio), la situazione diviene ottimale.
Certo, potreste anche lasciarla tal quale: esistono comunque alcune specie in grado di adattarsi a un terreno cosi inospitale, duro come sasso e crepacciato in estate, inzuppato e asfittico in inverno, ma se desiderate variare e concedervi qualche possibilità in più, sappiate che esistono accorgimenti per rendere vivibile la terra argillosa.
Mettete però in conto di fare un poco di fatica: questo tipo di suolo è di natura pesante, e vangarlo non è facile, richiede un grande sforzo. Eventualmente, munitevi di una motozappa che, soprattutto all'inizio, vi sarà di grande aiuto e vi alleggerirà buona parte del lavoro.

Un ambiente infernale

L’argilla è una componente del suolo costituita da numerosissime particelle molto piccole, che si addensano strettamente le une alle altre senza lasciare spazio alla circolazione dell'aria. Viceversa l'acqua vi penetra imbibendole rapidamente e in abbondanza, scacciando anche quel po' d'aria che potrebbe esservi penetrata. Ne consegue che il terreno diviene asfittico, per eccesso d'acqua e carenza d'aria.
Soccombono così subito le specie che necessitano di un substrato leggero e senza ristagni idrici, e in seconda battuta anche quelle meno rustiche che, d'inverno, si trovano per mesi con le radici avvolte da acqua ghiacciata.
In estate la situazione ambientale cambia radicalmente: il calore fa evaporare l'acqua e le particelle si asciugano "incollandosi" le une alle altre. A questo punto, non solo non passa l'aria, ma nemmeno le radici dei vegetali, che non possono allungarsi, sovente rimangono schiacciate nel blocco compatto o vengono strappate quando due blocchi si separano a formare un crepaccio. Se poi si allungano in superficie, la parte più asciutta, facilmente si seccano: tutte le specie ad apparato radicale superficiale non resistono alla prima estate calda in terra argillosa.

Le piante adatte

Eppure, dicevamo che alcune piante ben si adattano a questo ambiente inospitale: si tratta di specie che hanno sviluppato un sistema radicale di profondità, munito di numerosissime radici e radichette in grado di rigenerarsi velocemente. Qualche esempio? Il pero e il ranuncolo.
È vincente anche la radice a fittone, che si comporta come una trivella, spingendosi in profondità (anche a più di 1 m) per attingere a riserve idriche sotterranee, difficilmente prosciugabili anche durante l'estate (purché non sia come quella del 2003. ).
Il percorso verticale, inoltre, le salvaguarda in una certa misura nei confronti dei crepacciamenti, che strappano soprattutto le radici orizzontali o inclinate. Appartengono a questa fortunata categoria le barbabietole, le cicorie, i lupini, il taràssaco e la consolida. In alternativa, una strategia intelligente messa a punto da alcuni vegetali consiste nell'attendere il momento più favorevole per lo sviluppo, vale a dire le stagioni di passaggio durante le quali l'acqua è abbondante ma non eccessiva: è il caso dei bulbi primaverili (tulipani botanici e coltivati, narcisi e gladioli spontanei e no ecc.), dell'Arum italicum, della Tussilago, tutte specie che vegetano fin quando il terreno è umido e vanno a riposo non appena si asciuga.
Al contrario, c'è chi considera come stagione sfavorevole l'inverno, proprio per l'eccesso di umidità: la piantaggine per esempio, seppur munita di radici profonde che le assicurano l'acqua in estate, per non soffocare in inverno perde spontaneamente buona parte dell'apparato radicale, mantenendo solo le porzioni superficiali vicine al colletto (che respirano di più data la vicinanza all'aria libera). Saranno sufficienti per riprodurre l'intera rete di radici a partire dalla primavera. Nel contempo, le radici morte apportano sostanza organica al terreno e liberano piccoli spazi ove può penetrare l'aria. Discorso simile per la dicentra, le primule e le pulmonarie: quando il suolo si asciuga, il fogliame si secca, sebbene la pianta non sia morta. Basteranno le piogge autunnali, unite all'abbassamento della temperatura, a riportarle in vita: non incaponitevi a bagnarle in estate, perché le indebolireste solo.


Un terreno da amare e correggere

Che optiate per specie resistenti di natura o per piante tolleranti, è buona norma preparare il terreno ad accoglierle. Come primo passo, dovete vangare in profondità il suolo, per decompattarlo, arieggiarlo e migliorarne il drenaggio. La vangatura va condotta secondo il metodo classico, procedendo all'indietro e da destra verso sinistra, scavando per tutta la lunghezza della vanga, senza rivoltare le zolle levate e versando il terriccio della prima trincea nella seconda e cosi via (il substrato dell'ultima trincea riempirà la prima).
Qualunque terreno andrebbe lavorato quando è "in tempera", cioè quando ha un grado di umidità tale da non rimanere impantanati ma da poter formare una pallina lavorando in mano un pochino di terra. Il consiglio vale ancor di più nel caso di un suolo argilloso, che d'inverno è fangoso e zuppo, d'estate duro e secco, all'inizio della primavera o al termine dell'autunno troppo freddo (a causa dell'elevato tenore idrico). Allora, gli unici momenti favorevoli alla vangatura (ma anche alla piantagione) sono dati dai mesi di aprile-maggio e settembre-ottobre.

Durante la lavorazione è consigliabile un apporto di "correttivi" naturali per migliorare la struttura del terreno (che tende comunque a ricompattarsi). Per esempio, aiuta una pala rasa di ghiaia calcarea di media grossezza (0,8-1 cm) aggiunta a ogni zolla prima di riportarla nella trincea un'altra mezza pala può essere sparsa in superficie (penetrerà col tempo). Un secchio pieno è necessario al momento della piantagione, sul fondo della buca (che quindi dev'essere molto più profonda del pane di terra) per assicurare il drenaggio un mezzo secchio va mescolato invece al substrato che userete per riempire la buca attorno alla pianta.
È utile anche l'apporto di compost o di letame maturo, se di provenienze sicure: spargeteli in superficie (perfetti per le aiuole di erbacee o nell'orto) e interrateli con una leggera zappettatura. Nelle buche d'impianto di alberi e arbusti, in mancanza dei precedenti potete usare terriccio di foglia o torba (un secchio sul fondo della buca sopra alla ghiaia di drenaggio).
Infine, la calce spenta - contenente molto calcare attivo - riesce ad agglomerare le particelle d'argilla in coaguli contenenti anche aria e acqua, migliorando di molto la situazione. Va incorporata durante la vangatura, in dose di 500 g/metro quadro, o in superficie zappettando, in dose dimezzata. Due sole avvertenze: non va impiegata se la terra dovrà accogliere piante acidofile (alcalinizza il suolo), né in contemporanea allo spargimento del letame (attendete un anno).

Accorgimenti di piantagione

Si è già accennato ai periodi migliori di piantagione. Precisiamo: i mesi primaverili sono perfetti per le piantine erbacee, il cui apparato radicale può più facilmente resistere all'aridità che non all'umidità prolungata. Invece per alberi e arbusti è meglio attendere l'autunno, sgranando il più possibile il pane di terra per allargare le radici nella buca: l'umidità susseguente farà il resto.
Per garantirvi al massimo nell'impianto delle specie legnose, la cui sostituzione in caso di esito negativo è sempre onerosa, scavate una buca grande il doppio rispetto al pane di terra, avendo cura di non rivoltare le zolle cavate. Ponete sul fondo la ghiaia, poi il secchio di letame o compost, poi aprite il pane di terra, posizionate l'albero o arbusto nella buca allargando le radici, quindi coprite con le zolle originarie spezzettandole solo nel momento in cui le reintegrate nella buca. Dopo la piantagione, pressate leggermente la terra attorno al piede: in autunno-inverno - specie se piove molto - non calpestatela mai più, piuttosto anticipate o rimandate le potature.

Consolatevi pensando che, se doveste effettuare uno spostamento importante, nei periodi favorevoli non fareste fatica: le radici si sfilano facilmente dal substrato senza strapparsi, e il pane di terra rimane ben coeso attorno al piede, riducendo le sofferenze per il vegetale.
Ugualmente, non pestate la terra delle aiole: conducete le operazioni dall'impianto alla raccolta o eliminazione camminando su un'asse poggiata nella zona di lavoro. Se proprio dovete passare sulla terra, appena finito lavoratela con un sarchiatore o un erpice nei primi 5-7 cm per favorirne l'aerazione.

Nelle stagioni estreme

Anche per le piante più adatte ai terreni argillosi, l'inverno e l'estate rimangono stagioni-limite, durante le quali si verifica sempre una certa sofferenza. Per mitigarla durante l'inverno, la soluzione sta nel drenaggio.
Se il vostro suolo si inzuppa gravemente e a lungo, e desiderate risolvere una volta per tutte il problema, dovete ricorrere a una ditta specializzata che ponga in opera in profondità i tubi di drenaggio attraverso tutto il giardino o le parti di esso più colpite. È necessario un progetto creato da un perito agrario o agronomo specializzati, perché bisogna valutare la pendenza, le posizioni dei tubi, i raccordi della canalizzazione, lo scolo all'esterno. In casi meno gravi, qualche piccolo rimedio fai-da-te esiste. Se il terreno ha una lieve pendenza naturale, scavate alcune scoline (fossatelli, solchi di scolo) larghi e profondi 5 cm, seguendo il verso del declivio.
Costruite aiole rialzate di circa 10 cm: il rialzo è dato da apporto di sabbia, terriccio e letame mescolati alla terra originaria. Conferite alle aiole una leggera pendenza in modo da poter tracciare leggeri solchi di scolo lungo i lati.
Non piantate in prossimità dei muri dell'edificio, dove più facilmente si verificano ristagni d'acqua:se proprio non volete rinunciare a un bel rampicante, inserite un tubo di drenaggio e optate per glicini, clematidi (Clematis viticella, C. jackmannii) e viti (Parthenocissus, Ampelopsis, Vitis coignetiae), più resistenti in situazioni ancor meno ottimali.
In estate invece va evitata la formazione della crosta superficiale che prelude al crepacciamento in profondità. Una sarchiatura o erpicatura o leggera zappettatura (fino a 5 cm di profondità) effettuate ogni 7-10 giorni rompono la crosta e arieggiano il substrato, predisponendolo ad accogliere e trattenere l'acqua d'irrigazione.
Oppure potete intervenire a monte, riducendo la quota di evaporazione idrica mediante uno spesso strato di pacciamatura con materiale organico: foglie, residui di sfalcio, compost, tutto va bene, purché sia morbido e acquoso. Ancora più a monte? Nelle aiole, piantate le erbacee molto fitte, in modo che siano loro stesse a coprire il suolo.

Se seguirete i nostri consigli con costanza, nel giro di 5-7 anni il terreno che accoglie le piante sarà migliorato al punto da ospitare proficuamente anche specie più delicate. E voi potrete andare orgogliosi del successo.

Qualche miglioramento del terreno è sempre necessario: basta qualche palata di compost o torba, da mescolare bene alla terra esistente. Dopo qualche anno di apporti, potrete ottenere un giardino ricco e sano, con salvie, nepeta, Geranium, viole, iris e clematidi.

Calce mille usi

La calce è una sostanza "correttiva" (che cioè corregge la natura chimica) del terreno. Essendo ricca di calcio, viene utilizzata in genere per innalzare il pH di un suolo troppo acido. Con questo intento si utilizza la calce spenta o calce idrata [Ca(OH) 2 ], da spargere in autunno dopo le lavorazioni.
Se pennellata sulle parti legnose degli alberi da frutto riflette i raggi solari allontanando il rischio di scottature estive.
Favorisce una corretta fermentazione del compost e del letame (1 kg/metro cubo).
Sul tappeto erboso , sparsa sul muschio ne scoraggia la proliferazione (100 g/mq).
C'è chi la utilizza per segnare sul terreno o sull'erba le linee di piantagione o di scavo.
La calce viva (CaO) invece ha un buon potere antisettico e viene utilizzata come disinfettante spargendola sui resti di colture malate che vanno subito seppelliti.

Una volta lavorata l'aiola e corretto il terreno , come primo anno potete coltivarvi piante annuali quali amaranti, celosie, nicotiane, zinnie, flox annuali, cosmee, malvoni, nigelle. Se le trapiantate, ponete sul fondo della buca uno strato di 2-3 cm di ghiaia e un pugno di terra di foglie. Oppure seminatele in piena terra dopo metà maggio, quando le condizioni sono ottimali.

Fra i campioni di resistenza la violacciocca
dà grandi soddisfazioni: fiorisce senza interruzione fino ai geli e si autorisemina ogni anno.

Piantate specie annuali al piede di alberi con apparato radicale denso: all'inizio il feltro di radici ruberebbe il nutrimento alle erbacee perenni. Meglio una buona pacciamatura fino al quinto anno dell'albero.


Gli alberi

Se abitate in una zona asciutta d'estate, scegliete Prunus, Pyruse Malus da fiore (o da frutto), pini neri, ontani bianchi, carpini neri, roverelle, pioppi bianchi e tremuli, il sorbo montano e quello degli uccellatori, aceri pseudoplatani e platanoidi, alberi di Giuda. In aree fresche e umide, optate per abeti, cedri, farnie e roveri, salici, frassini, ornielli, carpini bianchi, ontani neri, pioppi neri, aceri negundo, betulle, tigli.
Il pero . Ama un terreno argilloso-siliceo o argilloso-calcareo. Produce fiori e frutti anche se esposto a nord, purché in un luogo non troppo ventoso. Resiste fino a -10 °C.
I salici . Amano i terreni ricchi d'acqua, tant'è vero che spesso si trovano lungo le rive dei fiumi. Fra i più "assetati", il salice piangente, ma tutti si trovano bene sull'argilla.
I sorbi . Più ingombrante (fino a 10 m d'altezza) quello montano, più contenuto (7-8 m) quello degli uccellatori, sono belli tutto l'anno.
Le betulle . Sopportano fino a -18°C e il ristagno idrico. Ha dimensioni più contenute B. jacquemontii (8-10 m d'altezza).
I tigli . Regalano la profumatissima fioritura di giugno e un'ombra densa in estate. Il più piccolo è Tilia cordata 'Erecta' che tocca "solo" i 12-15 m d'altezza.
L'acero pseudoplatano . Cresce rapidamente (max 5-6 m d'altezza, nelle varietà) e in primavera si ammanta di foglie rosate. Esistono anche varietà colonnari.

G li arbusti


Nelle aree dalle estati secche, puntate su lonicere arbustive, coronilla, cotogno giapponese, forsizia, colutea, berberis, viburni, iperico. Fra i rampicanti i glicini. Per le zone con una certa umidità estiva, la scelta spazia fra deutzia, sambuco, kerria, filadelfi, weigela, abelia, spiree, lillà, Physocarpus, buddleia, Caryopteris. Fra i rampicanti, clematidi, passiflora, vite americana e canadese.

La buddleia . In fiore, fra giugno e agosto, attira miriadi di farfalle. Va piantata in pieno sole. Tende a espandersi in diametro (fino a 3 m): va regolata con la potatura in settembre, a sfioritura avvenuta.
Il filadelfo. I fiori candidi, semplici o doppi, hanno un profumo delicato e penetrante. Necessita di un ottimo drenaggio sul fondo della buca. Può vivere e fiorire anche a mezz'ombra.
L'iperico . Piantatelo a mezz'ombra per frenarne lo sviluppo esuberante, fornendogli un drenaggio perfetto. Perfetto per la terra argillosa, perché vuole umidità ma non durante l'estate.
I viburni. Tranne il laurotino, hanno tutti crescita rapida e possono divenire ingombranti. Si trovano meglio in pieno sole. Curate il drenaggio.
Le spiree . Quelle bianche sono esuberanti e rapide nella crescita, quelle rosa più lente e contenute. Sopportano freddo, caldo, aridità, purché pacciamate al piede.

Le erbacce e i bulbi

Dove l'estate è arida, contate su acànto, aconito, asfodeli, euforbie, peonie, emerocallis. Fra i bulbi, Eranthis hyemalis, tulipani botanici, narcisi, gladioli, iris, Allium. Se la terra in estate rimane umida, provate anemoni, brunnera, hosta, rudbeckia, rabarbaro, consolida (Symphitum). Tra le bulbose, crochi, colchici, crocosmia, bucaneve, giacinti, camassia, Leucojum aestivum.
L'emerocallis . Vive "di niente": piantatela in una buca ben drenata, poi fiorirà ogni anno da sola, senza aiuti d'alcun genere.
Le peonie . Le peonie erbacee, una volta curato il drenaggio all'impianto, rinascono e fioriscono tutte le primavere. Pacciamate bene la base in estate.
La deutzia . Affonda le radici In profondità, in cerca d'acqua. Vuole sole e una posizione riparata, con pacciamatura al piede d'inverno.
I narcisi . Amano (tranne le giunchiglie) i suoli pesanti e compatti, soprattutto le varietà a fiori grandi. Il drenaggio però dev'essere buono, senza ristagni.
Il glicine . Con le sue profondissime radici non teme la siccità o il suolo asfittico, solo il freddo gli fa paura (max -5°C).
Gli ibischi. Soprattutto Hibiscus moscheutos (ibisco di palude) è a suo agio sull'argilla (non correggetela con la calce), con un buon drenaggio. Ama la mezz'ombra.


Con beneficio d'inventario

Le rose sono per antonomasia arbusti da terreno argilloso. La nomea è senz'altro valida, ma con qualche distinguo. Il suolo ricco d'argilla rimane comunque un fattore limitante, soprattutto per piante apprezzate per i fiori. Se desiderate esemplari fioriferi, robusti e sani, scegliete varietà il più possibile vigorose e resistenti alle malattie in caso contrario, l'ambiente difficile deprimerebbe la fioritura e faciliterebbe l'insorgere di malattie.

Altre specie, normalmente resistenti su terreni argillosi, nelle annate particolarmente secche si ammalano con facilità di oidio: è il caso di flox, astri, verbene, petunie/surfinie. Non trattatele con antioidici: non servirebbero, perché l'aridità atmosferica altera senza rimedio la fisiologia del vegetale. Meglio eliminarle e sostituirle con altro.

Il lillà (Syringa vulgaris) ama un terreno fertile tendente all'argilloso e moderatamente calcareo, grazie alle radici molto numerose e dense. In autunno favoritelo con una pacciamatura di letame maturo. Preferisce il pieno sole (all'ombra non fiorisce) e resiste fino a-10°C.


Video: TERRENO: Da duro a morbido e fertile e produttivo in cinque minuti